Pomellato, intuizione geniale di comunicazione…
E’ Nudo il passepartout per ogni donna…creato da Pomellato, il marchio che ha saputo comunicare un modo diverso di interpretare… il gioiello, proponendolo ancora quarant’anni fa in un concetto di vivere contemporaneo, un oggetto da indossare perfetto con il sentirsi liberi da schemi tradizionali, ed è subito un successo…ed era il 1967.
Pomellato ha un approccio diverso, ha saputo creare gioielli di grande qualità ma disinvolti, da indossare tutti i giorni e non solo da ostentare in certe occasioni. Una intuizioni che ha portano subito al successo e che ha legano per la prima volta il mondo della gioielleria a quello della moda.
E’ il 1968 e nelle foto di Franco Scheichenbauer prima e di Carlo Orsi nel 1970, il marchio Pomellato si presenta al pubblico con un’immagine sofisticata e sensuale che segna l’addio all’era del gioiello visto come “investimento”.
Nel 1971 comincia la collaborazione con un maestro della fotografia in bianco e nero, Gian Paolo Barbieri. Scatta una perfetta intesa, che va oltre le campagne pubblicitarie di quegli anni e continua nel tempo.
“Uno sherry davanti al camino…
o il sole
che si tuffa
nell’oceano?”
Negli anni ‘80 il mondo decide di essere ottimista. L’economia va bene, le ideologie si distraggono per un po’ e in giro c’è molta voglia di godersi la vita. La moda diventa un fenomeno sociale, si fa strada il concetto, fino ad allora sconosciuto, di “immagine”. Che per il momento significa soprattutto farsi vedere al meglio di sé, belli, ben vestiti e soddisfatti.
“Colline in autunno…
o l’eccitazione
del nuovo
guardaroba
a fine estate?”
Pomellato intuisce che sotto questa apparente semplicità sale la voglia di trasgredire. Per le campagne dal 1982 al 1984 si affida ad un fotografo che sa come risvegliare i desideri inconfessati, Helmut Newton. Donne forti le sue, seducenti e complicate, indossano catene e tacchi alti, vestiti maschili e file di bracciali, gioielli come simboli di potere o di dipendenza. Albert Watson firma le campagne 1985 – 1986, un bianco e nero molto drammatico, dove per la prima volta compare anche un uomo. Segue, nel 1987, Horst P. Horst , mito della fotografia di moda degli anni ’50, che elabora immagini sofisticate e pose retro – un piccolo shock visivo in un’epoca dove l’eccesso era la regola.
Dal 1988 al 1989, Gian Paolo Barbieri è l’autore non solo delle campagne di advertising classico, ma di progetti di più ampio respiro, come “Le mappe del desiderio”, del 1989, un libro che coglie tutti di sorpresa, un successo che va a finire in libreria e diventa l’epigono di un nuovo modo di interpretare la comunicazione. Di Gian Paolo Barbieri è anche il libro fotografico “Innatural”, del 2004. Barbieri racconta il lusso come uno sciamano, materializzando desideri in una natura che sembra non essere di questo mondo.
Arrivano gli anni ’90, l’ultimo decennio del secolo. Il turbine dell’edonismo si calma, nella società si fa strada la voglia di guardare sotto la superficie e cercare aperture un po’ più spirituali, spianando la strada alla New Age.
Herb Ritts firma la campagna del 1990: corpi e non volti, immagini giocate sul contrasto fra superfici. Preziosa e lucida quella dei gioielli, materica e calda quella della pelle coperta di argilla. A lui si susseguono i nomi dei fotografi più quotati di quegli anni: 1991, Alistair Taylor Young, con immagini spontanee e cariche di emotività. Pura classe è invece la campagna di Lord Snowdow del 1992, seguita l’anno seguente da quella che incarna perfettamente il mood intimista di allora, autore Javier Vallhonrat .
Dal 1994 al 1995 Pomellato è protagonista di un progetto benefico che ottiene enorme popolarità. E’ Shots, una galleria di ritratti firmati da Michel Comte che coinvolge decine di personaggi famosi del mondo del cinema e della moda, i quali devolvono il gioiello da loro indossato in beneficenza, in aiuto al progetto di costruzione di un ospedale a Kabul. Un’iniziativa che raccoglie subito le adesioni di Catherine Deneuve, Geraldine Chaplin, Veruschka, Claudia Cardinale, Isabella Rossellini, Antonio Banderas, Boy George, Romeo Gigli, Salma Hayek, Monica Bellucci, Azzedine Alaia, Sofia Loren, Luciano Pavarotti…la lista continua con tanti altri nomi celebri, felici di dare il proprio contributo a un’iniziativa umanitaria importante, che in più aggiunge valore alla loro immagine. Gli annunci vengono pianificati sui quotidiani a pagina intera, un’idea che fa notizia di per sé, perché scalza un altro tabù: nessun marchio di moda aveva mai ritenuto interessante apparire sulla stampa maschile per eccellenza. Un modo per svelare che anche le donne leggono i quotidiani, ma soprattutto un’intuizione geniale di comunicazione.
“I colori di un Kilim…
o grappoli
d’uva
di cabernet
e passito?”
Nel ‘2001, dopo la campagna di ritratti firmata da Fabrizio Ferri, la comunicazione prende una nuova svolta, che ha origine in precisi mutamenti di marketing. La novità fondamentale è la decisione di dare un nome a ogni pezzo di gioielleria. Nomi emotivi, per gioielli che non seducono solo per la loro bellezza, ma anche per il contenuto evocativo del loro nome. Come la serie “Lucciole”, successo di vendita che negli anni non si esaurisce. Assieme a questo, la decisione di scompigliare ancora una volta il mercato e puntare sulle pietre di colore. Oro e brillanti, i mattatori della gioielleria di lusso, vengono affiancati da pietre colorate che non sono solo i classici smeraldi, rubini, zaffiri, ma da altre varietà preziose e semi preziose dai nomi meno conosciuti che offrono una infinita palette di colori e tonalità.
Per comunicare il colore, Pomellato abbandona la fotografia in bianco e nero e sceglie …il colore. Nel 2001, con la firma di Michel Comte, esce la prima campagna del nuovo corso, che ha in sé una novità : è ispirata dal prodotto – la collezione “Nudo, in una serie di foto dall’allure molto naturale, dove i gioielli sono “nudi su pelle nuda”. Dopo decenni di comunicazione istituzionale, il marchio è fortissimo, conosciuto in tutto il mondo, adesso la parola passa alla creatività, ai gioielli che da soli sanno raccontare uno stile di vita. Oggetti che si fanno desiderare perché non sono solo preziosi, ma hanno grazia e sensualità, oltre alla particolarità di essere fatti, tutti, interamente con tecniche artigianali, come la “cera persa”.
Bellezza e sogno, Pomellato continua a coltivarle anche attraverso il rapporto con un artista celebre, Michael Lin, che ha affrescato con una sua opera – un’intera parete rosso fuoco a fiori pastello - il negozio storico del marchio, in via San Pietro all’Orto a Milano.
“Gessato di cashmere e
cravatta di seta
azzurra…o un
cielo sereno con
un filo di fumo?”
Citazioni dal catalogo 10 anni di NUDO – images Marika Lyon -






















